Diritto al cibo

Il diritto al cibo è un diritto umano fondamentale. Lo stomaco vuoto rende difficile qualsiasi attività, dal lavoro allo studio, alle mille piccole azioni che compiamo ogni giorno.

Il diritto al cibo è così importante che già nel 1948 fu incluso nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Sulla scia degli Obiettivi del Millennio, nel 2016 con l’Obiettivo “Zero Fame” contenuto all’interno dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile 2030, le Nazioni Unite hanno dichiarato di voler mettere fine a tutte le forme di fame e malnutrizione entro il 2030. I capi di stato e di governo e le agenzie delle Nazioni Unite discutono da decenni di fame e malnutrizione: si identificano le cause, si propongono soluzioni, si stanzia denaro, tuttavia la situazione non fa che peggiorare.

Secondo il rapporto delle Nazioni Unite sulla sicurezza alimentare e la nutrizione del 2017, la fame colpisce 815 milioni di persone nel mondo, vale a dire l’11% della popolazione mondiale. Tale cifra è in aumento rispetto al passato a causa della proliferazione di conflitti violenti e shock legati al clima. Oltre la metà delle persone che soffrono la fame si trovano in Asia, ma anche in Africa e America Latina persistono gravi problemi di insicurezza alimentare e malnutrizione.

La fame nasce dall’impossibilità di donne e uomini di avere accesso alle risorse per produrre il cibo sufficiente alla loro sopravvivenza o di guadagnare abbastanza per comprarlo.

Eppure al mondo ci sono risorse sufficienti a sfamare la popolazione attuale: allora perché la fame è ancora una realtà quotidiana per milioni di persone.

Per ActionAid la fame è il “prodotto” di scelte scorrette da parte di imprese, governi, organizzazioni internazionali e della mancanza di volontà politica. Politiche dannose, che considerano il cibo come un mero prodotto di mercato e non come un diritto, fanno sì che i più affamati e poveri siano, incredibilmente, agricoltori e contadini.

Per combattere questa situazione con efficacia dobbiamo: rimuovere le disuguaglianze esistenti nel controllo della terra, dell’acqua, dei pascoli, delle foreste e delle sementi; contrastare le violazioni dei diritti dei contadini e dei lavoratori; chiedere maggiori investimenti pubblici in agricoltura e sviluppo rurale.

 

 

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